NOTA! cliccando sul pulsante "ACCONSENTO" si autorizza al “consenso dell’interessato” (artt. 4.11 e 7 del 679/2016). Privacy Policy

Mestieri e Professioni raccontate

David Bevilacqua sul portale “Che Futuro” approfondisce molto bene questo tema.  Cambiare il modo di pensare, ribaltare le gerarchie e condividere le responsabilità per non essere travolti dal digitale. Questa la provocazione che lancia, insieme alla riflessione autorevole.

Il suo ragionamento parte dall’analisi : “Il mondo in cui viviamo oggi non è più lo stesso. Il digitale è invisibile come l’ossigeno che respiriamo, ma sta diventando quasi altrettanto vitale e sta cambiando ogni cosa. In un questo nuovo mondo, abbiamo 2 scelte. Possiamo o accettare passivamente il mondo che verrà, o possiamo scegliere di immaginare, modellare e costruire il mondo in cui vogliamo vivere.”  Il mondo digitale richiede una capacità di immaginazione come mai prima d’ora.  La domanda è: “siamo pronti?”. Così dall’analisi David Bevilacqua passa alla provocazione culturale. Preludio della proposta autorevole.

Osservando i dati che circolano tra studi e social network, il 25% delle imprese dichiara di avere una strategia per cogliere un vantaggio dalla rivoluzione digitale. A questo si contrappone il dato “spannometrico” del 30% delle iniziative di digitalizzazione che si può auspicare avranno successo, indicando  quale causa per la quale le aziende non riescono nei loro sforzi di trasformazione digitali la mancanza di immaginazione, perché le aziende non riescono a re-immaginare in questo nuovo contesto il loro business da cima a fondo prima di iniziare il processo di digitalizzazione.

Se facciamo un parallelo con la situazione di oggi e la nostra infanzia, siamo nati e cresciuti in un mondo ricco di fantasia, immaginazione e creatività. Il modo in cui gli adulti ci parlano, le storie e le favole che ci raccontano, i libri che leggiamo, e ogni cosa del mondo che ci circonda è una fonte costante di stimolo alla nostra immaginazione. Ma qualcosa cambia dopo una certa età, il sogno di diventare un astronauta o un vigile del fuoco smette di essere alimentato dagli adulti. Non ci viene più regalato un costume da astronauta per carnevale, ma ci viene invece detto di fare qualcosa di più reale con maggiori e più realistiche opportunità per un futuro impiego. Così David David Bevilacqua prosegue la provocazione. Ad un certo punto il processo creativo e fantasioso termina bruscamente, lasciando il posto alla “realtà dei fatti”. Il sistema scolastico prima, e il mondo del lavoro dopo, decretano per sempre la fine della fantasia. Credo che a tutti direttamente o indirettamente, per gioco o forse no, sia capitato almeno una volta nella propria vita lavorativa di aver sentito pronunciare la disdicevole frase: “Non sei pagato per pensare”. L’estensione e la scala di cambiamenti richiesti nel mondo digitale di oggi richiede una quantità di innovazione come mai avvenuto prima, e non ci può essere innovazione senza immaginazione. I leader di oggi devono saper costruire un ambiente di lavoro aperto e favorevole a  stimolare la creatività e il coinvolgimento di ogni collaboratore nel processo di trasformazione. Esiste anche una questione generazionale nei processi di digitalizzazione in cui, molto spesso, i giovani talenti, che sono in grado di guardare il business con nuove lenti, sono parcheggiati alla base della piramide gerarchica, con poche possibilità di avere le proprie idee ascoltate e valorizzate. Come si vede l’alterna lettura tra conflitto generazionale è l’antitetica contrapposizione tra tradizionale e moderno, senza che sia chiaro come il primo supporta il secondo, ovvero come sia la naturale visione di futuro questa integrazione arrmonica.

Il legame con il passato è probabile che si traduca per essere il vero freno al processo di digitalizzazione. Equi la proposta di David Bevilacqua, lasciata alle parole del suo amico Gershon Mader, che  ha scritto in un suo libro: “Se siamo il nostro passato, il passato frenerà il nostro pensiero e le nostre azioni, ma se siamo il nostro futuro, il futuro ci saprà ispirare e spingere i nostri pensieri e le nostre azioni. Abbiamo un passato, abbiamo un futuro e abbiamo una scelta … possiamo essere il nostro passato e avere un futuro o possiamo essere il nostro futuro e avere un passato “. Davvero una bella lettura di come dare alla digitalizzazione un ruolo proattivo verso le generazioni, ma anche il dovere di guardarsi alle spalle, recuperando il legame con il “tradizionale”, con il “moderno”, in senso stretto con il ponte generazionale.

scritto da Enrico Sodano

Mission

Raccontare il mondo del lavoro, attraverso gli occhi di chi il lavoro lo vive ogni giorno.

Non una semplice testata informativa, ma un “non luogo” dove potersi incontrare e interagire infrangendo di fatto la linea di confine che da sempre separa redazione e utenza.

Mission

Post recenti